Il conflitto in Medio Oriente continua a intensificarsi mentre proseguono gli attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran. A oltre due settimane dall’inizio delle ostilità, la guerra coinvolge anche il Libano e diverse basi militari internazionali nella regione. Nelle ultime ore si sono moltiplicati raid, dichiarazioni politiche e minacce militari, mentre cresce la preoccupazione internazionale per l’estensione del conflitto.
Trump: «L’Iran è vicino alla resa»
Secondo quanto riportato da tre funzionari dei Paesi del G7 citati dal sito americano Axios, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe affermato durante una riunione virtuale con i leader del gruppo che l’Iran sarebbe «sul punto di arrendersi».
Trump avrebbe rivendicato i risultati dell’operazione militare denominata Epic Fury, sostenendo che l’offensiva ha indebolito profondamente il regime iraniano. «Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi», avrebbe dichiarato agli alleati.
Il presidente statunitense ha anche ironizzato sulla leadership iraniana, affermando che nel Paese «nessuno sa chi sia davvero il leader», e definendo la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei un «peso leggero». Durante la stessa riunione, diversi leader del G7 avrebbero tuttavia invitato Washington a lavorare rapidamente per una de-escalation del conflitto.
Raid e bombardamenti tra Iran e Libano
Sul piano militare, le operazioni proseguono senza sosta. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno dichiarato di aver condotto nelle ultime 24 ore circa venti attacchi su larga scala nell’Iran centrale e occidentale, coordinati con l’intelligence israeliana.
Parallelamente, raid israeliani hanno colpito anche il Libano. Un attacco aereo ha centrato un edificio residenziale nella periferia della città costiera di Sidone, causando diversi feriti secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa nazionale libanese.
L’esercito israeliano ha inoltre annunciato di aver eliminato un militante di Hezbollah nell’area di Beirut.
Forti esplosioni a Teheran
Nel frattempo, giornalisti dell’Afp presenti in Iran hanno riferito di una serie di potenti esplosioni a Teheran, avvenute a brevi intervalli. Le detonazioni, insolitamente intense, hanno fatto tremare gli edifici in diverse zone della capitale, compresi quartieri situati a chilometri di distanza tra loro.
Gli attacchi fanno parte della campagna militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio contro la Repubblica islamica.
Pasdaran: «Chi protesta sarà punito»
Sul fronte interno, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i Pasdaran) ha lanciato un duro avvertimento alla popolazione iraniana.
In un messaggio diffuso dalla televisione di Stato, i vertici militari hanno dichiarato che qualsiasi nuova protesta contro il governo sarà repressa con una risposta «ancora più devastante» rispetto alla repressione di gennaio, quando secondo diverse stime furono uccise migliaia di manifestanti.
«Oggi il nemico, incapace di raggiungere i suoi obiettivi militari sul campo, tenta di seminare il terrore e provocare rivolte», ha affermato il comando delle Guardie rivoluzionarie.
Minacce alle forze occidentali nella regione
L’allargamento del conflitto sta coinvolgendo anche altri Paesi occidentali presenti militarmente nella regione.
Il gruppo armato filo-iraniano Ashab al-Kahf ha minacciato di colpire «tutti gli interessi francesi in Iraq e nel Medio Oriente» dopo il dispiegamento nel Golfo Persico della portaerei francese Charles de Gaulle.
Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo l’attacco contro la base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti anche contingenti europei.
Morto un militare francese a Erbil
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che nell’attacco è rimasto ucciso il maresciallo Arnaud Frion, appartenente al 7º Battaglione Cacciatori Alpini di Varces.
In un messaggio pubblicato sui social, Macron ha espresso «le più sentite condoglianze alla famiglia e ai commilitoni» del militare, sottolineando la solidarietà della nazione francese.
L’episodio evidenzia il rischio crescente che il conflitto coinvolga direttamente le forze europee schierate nell’area.
La strategia iraniana e la questione dello Stretto di Hormuz
Nel frattempo la nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, invitando i Paesi della regione a chiudere le basi militari statunitensi.
«Non ci arrenderemo mai e vendicheremo il sangue dei nostri martiri», ha dichiarato.
La chiusura dello stretto, uno dei principali snodi energetici mondiali attraverso cui transita una quota significativa del petrolio globale, potrebbe avere ripercussioni dirette sui mercati energetici internazionali, inclusi quelli europei.
Conclusione
A due settimane dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto appare sempre più esteso e complesso. Tra bombardamenti, minacce e tensioni diplomatiche, cresce il timore di un coinvolgimento più ampio delle potenze regionali e delle forze occidentali presenti nell’area. Le dichiarazioni di Washington su una possibile resa iraniana contrastano con la linea di sfida annunciata da Teheran, lasciando aperta l’incognita sull’evoluzione della crisi nei prossimi giorni.

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