La produzione di Stellantis negli stabilimenti italiani mostra segnali di recupero nei primi mesi del 2026, ma i volumi restano ben al di sotto dei livelli considerati necessari per garantire piena occupazione e stabilità industriale nel Paese. A preoccupare maggiormente è la situazione dello stabilimento di Cassino, che continua a registrare un forte calo produttivo.
Produzione Stellantis in Italia: aumento nel primo trimestre, ma il recupero è limitato
Tra gennaio e fine marzo 2026, gli impianti italiani di Stellantis hanno assemblato complessivamente 120.366 veicoli, con un incremento del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati prodotti 109.899 mezzi.
Secondo il report diffuso dalla Fim-Cisl, la crescita riguarda soprattutto il comparto auto, che registra un aumento del 22%: le vetture prodotte passano infatti da 60.532 a 73.841 unità grazie all’avvio o al consolidamento di nuovi modelli.
Nonostante il miglioramento, i numeri restano lontani dagli standard ritenuti necessari per una piena saturazione produttiva degli impianti italiani.
I livelli restano inferiori alle attese del settore automotive
Il confronto con gli anni precedenti mostra come il recupero sia ancora fragile. Nel 2025, considerato un anno particolarmente difficile per il gruppo, Stellantis aveva prodotto in Italia 170.415 veicoli complessivi, di cui 105.255 automobili.
Per il 2026, la Fim-Cisl stima una produzione annua attorno ai 500 mila veicoli, con oltre 300 mila auto assemblate: volumi simili a quelli registrati nel 2023, ma ancora lontani dagli obiettivi industriali indicati in passato dal gruppo e dal governo italiano.
Secondo il sindacato, il raggiungimento di tali volumi dipenderà in larga misura:
- dalla tenuta commerciale dei modelli già presenti in gamma;
- dall’accoglienza del mercato per i nuovi modelli lanciati nel corso dell’anno.
Cassino in forte difficoltà: produzione in calo del 37,4%
Lo stabilimento più critico resta quello di Cassino, nel Lazio, che continua a perdere terreno anche rispetto al già debole 2025.
Nel primo trimestre dell’anno sono state prodotte appena 2.916 vetture, con una contrazione del 37,4%. L’impianto avrebbe lavorato soltanto per pochi giorni nel periodo considerato, alimentando i timori per il futuro occupazionale e industriale del sito.
Per i sindacati, la situazione di Cassino appare sempre più vicina a un punto di rottura.
Gli altri stabilimenti italiani tornano in positivo grazie ai nuovi modelli
Segnali migliori arrivano invece dagli altri principali impianti italiani, anche se gli incrementi percentuali riflettono in molti casi una base di partenza particolarmente bassa.
Melfi quasi raddoppia, ma resta sotto i livelli storici
Lo stabilimento lucano registra un aumento del 92,5%, passando da 8.890 a 17.110 vetture prodotte.
Un dato positivo, ma ancora inferiore rispetto alle 25.100 unità del 2024 e molto distante dalle 50.870 del 2023.
Mirafiori cresce grazie alla 500 ibrida
L’impianto torinese segna un incremento del 42,4%, sostenuto dall’avvio della produzione della nuova Fiat 500 ibrida.
Pomigliano conferma la crescita
Lo stabilimento campano registra un aumento più contenuto, pari al 6,7%, mantenendo comunque un andamento positivo.
Modena vola in termini percentuali, ma i volumi restano minimi
La crescita maggiore si registra nello stabilimento Maserati di Modena, con un aumento del 583%.
In termini assoluti, però, si passa soltanto da 30 a 205 vetture prodotte, segno di una ripresa ancora marginale.
Il ruolo dei nuovi modelli nella ripartenza industriale
A sostenere il recupero produttivo sono soprattutto i nuovi modelli introdotti negli stabilimenti italiani.
Tra questi:
- la Fiat 500 ibrida a Mirafiori;
- la Jeep Compass a Melfi;
- la DS 8 a Melfi.
Nel corso del 2026, sempre nello stabilimento lucano, dovrebbe partire anche la produzione di DS 7 e Lancia Gamma, ampliando ulteriormente la gamma assegnata al sito.
Sindacati: “Segnale positivo, ma serve consolidare la ripresa”
Secondo il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, l’aumento dei volumi rappresenta “un’inversione di tendenza” dopo due anni fortemente negativi per la produzione italiana del gruppo.
Uliano ricorda tuttavia che le produzioni si sono quasi dimezzate rispetto alle 751.384 unità del 2023, a fronte dell’obiettivo più volte indicato nei tavoli ministeriali di raggiungere 1 milione di veicoli annui in Italia.
Sul fronte occupazionale, il sindacato ritiene possibile nel 2026 una riduzione significativa del ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte degli stabilimenti, con l’eccezione di Cassino.
In alcuni siti potrebbe inoltre registrarsi una crescita dell’occupazione attraverso nuove assunzioni, inizialmente temporanee ma con prospettiva di stabilizzazione.
Conclusione
Il primo trimestre del 2026 segna per Stellantis una moderata ripresa produttiva in Italia, sostenuta soprattutto dai nuovi modelli e dal recupero di alcuni stabilimenti chiave. Tuttavia, i volumi restano lontani da quelli necessari per garantire piena occupazione e rilancio strutturale del comparto automotive nazionale. Mentre siti come Melfi e Mirafiori mostrano segnali di miglioramento, la crisi di Cassino continua a rappresentare il nodo più critico per il futuro industriale del gruppo nel Paese.

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