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L’Italia ritira le sue ultime truppe dall’Afghanistan

UNMartedì il ministro della Difesa italiano Lorenzo Curini e il capo di stato maggiore Enzo Vesiarelli erano a Herat, nel nord-ovest dell’Afghanistan. L’evento è una cerimonia per l’ammaina bandiera italiana presso il “campo arena”. Il ritiro di circa 800 soldati italiani dall’Afghanistan è iniziato ai primi di maggio. Dovrebbe essere completato entro la fine di questo mese, preferibilmente poche settimane prima del ritiro di tutte le truppe statunitensi dall’Afghanistan previsto per metà luglio.

Mattia Ruppi

Corrispondente politico per Roma, Italia, Vaticano, Albania e Malta.

Il ministro e primo in servizio da Roma, oltre ai comandanti italiani e statunitensi delle truppe internazionali di stanza nel Settore Ovest, hanno preso parte all’atto simbolico di tirare e piegare il triangolo italiano, gli aerei pomeridiani più luminosi all’aeroporto vicino ai potenti Ilyushin e Antonov. La velocità è essenziale per imballare e spedire 145 veicoli e otto elicotteri, armi e altre attrezzature. Ciò che gli italiani non hanno portato con sé in termini di attrezzature e strutture, lo avrebbero consegnato alle forze armate afgane alla fine di giugno o all’inizio di luglio, che avrebbero continuato a utilizzare l'”arena del campo” con un nome diverso. .

800 pozzi e 105 scuole

A quasi vent’anni di distanza, la missione italiana in Afghanistan non si concluderà solo a fianco di tanti alleati nella lotta al terrorismo statunitense e islamico, ma anche in un’epoca che emerge dalla fine della seconda guerra mondiale. L’operazione è iniziata nell’ottobre 2001, poche settimane dopo gli attacchi di Al Qaeda a New York e Washington dell’11 settembre. Nell’ambito della guerra della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF) contro i talebani e al-Qaeda, dal 2015 partecipa al programma di addestramento “Critical Support” (RS) della NATO. Cinquantacinque soldati italiani di stanza nella capitale Kabul e Herat sono stati uccisi e circa 700 feriti in Afghanistan. “Abbiamo 53 lacrime che non dimenticheremo mai”, ha detto il capo di gabinetto Vesiarelli durante una cerimonia a Herat.

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Ma l’Hindu Kushil non è l’unico numero di lacrime e dolore da ricordare dopo due decenni di servizio alla Repubblica Italiana. 44 policlinici, ospedale pediatrico e ospedale di riabilitazione, 105 scuole, 17 edifici governativi e amministrativi e due carceri, 60 km di condutture idriche e 800 pozzi, 130 km di strade e tre ponti, infine 34 strutture militari, terminal passeggeri dell’aeroporto di Herat a Herat Ministro della Difesa Gurini quotata.

Nel 2010, sotto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quando c’era un gran numero di truppe statunitensi e occidentali in Afghanistan, circa 5.000 soldati italiani erano di stanza nell’Hindu Kush – non solo a Herat e Kabul, ma anche in avamposti remoti, soprattutto quelli che combattono i talebani . Il costo totale del lavoro italiano in Afghanistan dall’ottobre 2001 fino al suo ritiro a fine giugno è stato di 8 8,5 miliardi.