Il conflitto in Medio Oriente continua ad aggravarsi, a due settimane dall’inizio delle ostilità scatenate il 28 febbraio dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. L’escalation militare coinvolge ormai più fronti: raid aerei, attacchi missilistici e tensioni geopolitiche stanno interessando l’Iran, il Libano e l’Iraq, con il coinvolgimento diretto o indiretto di forze internazionali.
Nel frattempo aumentano le preoccupazioni della comunità internazionale, mentre i leader del G7 chiedono una rapida de-escalation del conflitto.
Guerra in Medio Oriente: proseguono i raid su Iran e Libano
Le operazioni militari israeliane e statunitensi continuano a colpire obiettivi nella Repubblica islamica, inclusa la capitale Teheran, e in Libano. Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf), nelle ultime 24 ore decine di velivoli, coordinati dai servizi di intelligence, hanno effettuato circa venti attacchi su larga scala nell’Iran centrale e occidentale.
Le Idf hanno inoltre annunciato l’uccisione di un militante di Hezbollah nell’area di Beirut. Parallelamente, un raid aereo israeliano ha colpito un edificio residenziale nella periferia della città libanese di Sidone, causando diversi feriti secondo l’Agenzia nazionale di stampa libanese.
Sul fronte opposto, l’Iran continua a lanciare attacchi contro obiettivi statunitensi nella regione del Golfo e contro basi militari che ospitano contingenti occidentali. Tra queste anche la base di Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove sono presenti militari europei e della coalizione internazionale.
Esplosioni a Teheran e tensione crescente
Nella capitale iraniana sono state segnalate diverse esplosioni particolarmente violente. Giornalisti dell’Afp presenti a Teheran riferiscono che una serie di detonazioni, avvenute a brevi intervalli, ha fatto tremare edifici in diversi quartieri della città.
Le esplosioni sono state avvertite sia nella zona nord sia nel centro della capitale, a chilometri di distanza tra loro, segno dell’intensità degli attacchi nel quattordicesimo giorno di guerra.
Trump: «L’Iran sta per arrendersi»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato, durante una riunione virtuale con i leader del G7, che l’Iran sarebbe ormai vicino alla resa. La notizia è stata riportata dal sito Axios citando tre funzionari di Paesi membri del gruppo.
Trump ha rivendicato i risultati dell’operazione militare denominata Epic Fury, affermando:
«Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi».
Il presidente americano ha inoltre ironizzato sulla nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, definendola «un peso leggero» e sostenendo che nel Paese «nessuno sa chi sia davvero il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa».
Secondo le stesse fonti diplomatiche, gli altri leader del G7 avrebbero invitato Washington a lavorare rapidamente per porre fine al conflitto.
La minaccia dei Pasdaran contro le proteste interne
Nel frattempo il regime iraniano rafforza il controllo interno. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche (Pasdaran) ha avvertito che eventuali nuove proteste contro il governo saranno represse con una risposta «ancora più devastante» rispetto a quella delle manifestazioni di gennaio, quando migliaia di persone furono uccise.
In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, l’Irgc ha accusato i nemici del Paese di cercare di fomentare disordini interni:
«Oggi il nemico, incapace di raggiungere i suoi obiettivi militari sul campo, tenta di seminare il terrore e provocare rivolte».
Il messaggio è chiaro: qualsiasi tentativo di sollevazione interna verrà punito con estrema durezza.
Minacce delle milizie filo-iraniane e morte di un soldato francese
Le tensioni si estendono anche ad altri Paesi della regione. Il gruppo armato filo-iraniano Ashab al-Kahf ha minacciato di colpire «tutti gli interessi francesi in Iraq e nella regione» dopo il dispiegamento nel Golfo della portaerei francese Charles de Gaulle.
Intanto Parigi ha confermato la morte di un proprio militare. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che il maresciallo Arnaud Frion, appartenente al 7º battaglione cacciatori alpini di Varces, è rimasto ucciso in un attacco nella regione di Erbil.
«Alla sua famiglia e ai suoi commilitoni porgo le mie più sentite condoglianze e la solidarietà della nazione», ha scritto Macron sui social.
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso
Dal lato iraniano, la nuova guida suprema Mojtaba Khamenei ha ribadito che lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, una decisione che rischia di avere forti ripercussioni sui mercati energetici globali, compresi quelli europei e italiani, fortemente dipendenti dalle rotte petrolifere del Golfo.
Khamenei ha inoltre invitato i Paesi della regione a chiudere le basi militari statunitensi presenti sul loro territorio e ha promesso vendetta per i «martiri» iraniani.
Un conflitto che preoccupa la comunità internazionale
Con bombardamenti che colpiscono più Paesi e il coinvolgimento crescente di potenze occidentali e milizie regionali, la guerra in Medio Oriente rischia di allargarsi ulteriormente.
Mentre Washington rivendica successi militari e Teheran promette resistenza, la pressione diplomatica internazionale aumenta per evitare una nuova destabilizzazione dell’intera area mediorientale.

Frediano Mele scrive per ToscanaCalcio.net occupandosi di notizie, politica, economia, tecnologia, sport, intrattenimento e lifestyle. Si concentra su informazioni chiare, attualità e temi di interesse per i lettori, offrendo contenuti affidabili e facilmente comprensibili.

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